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Pallacanestro Bellinzona |
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Palle da basket di Mec
()… Mi ha fatto pensare quanto sentito e letto a proposito del Bellinzona Calcio e del fatto che i tifosi abbiamo fatto minacce e pressioni sui dirigenti perché non arrivasse un allenatore
X o Y. Ai tempi di Sergio Ponzio, a cavallo degli anni 90, quelli della sua gestione vittoriosa del Basket Bellinzona, si giocava ancora all’Arti e Mestieri. A un certo punto della stagione, con la palestra sempre gremita all’inverosimile a seguire e tifare Mrazek e compagni, una parte del tifo cominciò ad assumere toni e contenuti di bassa lega. Ponzio intervenne in modo deciso e i capipopolo di allora lo minacciarono di non andare più a sostenere Whelton e i suoi ragazzi. Ponzio disse a chiare lettere che se era per quel genere di tifo potevano benissimo starsene a casa. Bellinzona perse così una parte del suo pubblico, che non tornò nemmeno quando si costruì il Palazzotto, ma la presa di posizione della società fu senza dubbio positiva e anche educativa. Quello che successe in seguito a livello dirigenziale non fu affatto edificante, è vero, e nessuno si permetterebbe mai di negarlo, ma quella volta il segnale fu chiaro….
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Mi
permetto prendere posizione in merito a quanto letto il 12 novembre nella
rubrica “Palle da basket” a firma del signor Mec Bernasconi.
“Nell’ambito
della rubrica dedicata al punto sul campionato di LNA di pallacanestro il
vostro opinionista (Mec Bernasconi) ha deciso di tracciare un parallelismo tra
quanto è successo tra alcuni sostenitori dell’ACB e la sua dirigenza in
rapporto a quanto capitò sotto la gestione di Sergio Ponzio (Bellinzona Basket)
in tale contesto, a mio avviso improponibile ed al limite del buongusto.
Sergio
Ponzio, come molti ricorderanno, creò e fece in modo di distruggere il
movimento cestistico maschile della capitale sulla base di differenti
argomentazioni, oltre che di molti pretesti (in vero, questo a mio avviso
capitò anche nell’ambito dei diversi fallimenti che le sue ditte patirono in
seguito). Sparì dalla circolazione e lasciò in brache di tela amici,
dipendenti, tifosi, parenti, società ed Enti pubblici.
La
dirigenza che restò a gestire il tracollo della società sportiva era composta
da persone di buona volontà, tuttavia dal portafoglio sgonfio. Alcuni di loro,
tra cui il sottoscritto (definiti nell’articolo come dirigenti dal
comportamento poco edificante), dovettero mettere mano al proprio borsellino
per regolare quote di oneri sociali impagati sin dal 1989.
Sergio
Ponzio attualmente vive in Argentina e talvolta alcuni conoscenti riportano
notizie sul suo conto dal ritorno dalle vacanze o dal bagno fatto nella piscina
della sua villa.
Per
rispetto di coloro che per colpa del “ciclone Ponzio” si trovarono confrontati
con problemi finanziari e/o occupazionali, sarebbe opportuno, per indicare
insegnamenti, cercare parallelismi altrove.
Perché
è triste, molto triste costatare che una persona che ha fatto parte di quella
società a conoscenza delle pratiche di gestione di Ponzio, tenti di
contrabbandare, apparentemente con una punta di nostalgia (spero solo
sportiva?), le sue gesta a mo’ di esempio da seguire (anche se limitato al caso
dei tifosi).
Per
concludere colgo l’occasione per ricordare che coloro che non credono al
momento di avere né fette di salame davanti agli occhi né quelle di melone e
che credono di non essere affetti ad arteriosclerosi, attendono ancora di
leggere, come promesso, un approfondimento sulle società che lavorano e
lanciano giovani in LN (mi riferisco evidentemente al settore femminile).
“Magari
prendendosi il tempo di assistere ad una partita del Bellinzona o della
Muraltese”.
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Risposta alla lettera del signor Lacalamita (Cfr. ‘laRegione’ di ieri,
pag. 34):
Riceviamo
e pubblichiamo. Purtroppo, la non conoscenza della lingua italiana, permette
alle persone di confondere i soggetti e di bellamente denigrare anche chi
scrive in italiano fatti e non solo parole.
Il signor Lacalamita, per il quale ho sempre espresso stima e con lui
per i suoi collaboratori di allora, che hanno tenuto a galla il basket dopo il
cataclisma Ponzio, e hanno anche pagato di tasca loro, ha confuso soggetti e
oggetti.
Nel mio articolo scrivevo, dopo aver messo in evidenza la presa di
posizione di Ponzio nei confronti dei tifosi:
“Quello che successe poi a livello dirigenziale non fu affatto
edificante e nessuno si permetterebbe mai di negarlo”.
Per chi conosce il mio vissuto e ha letto a quel tempo i miei articoli
e, soprattutto, capisce l’italiano, è ovvio che sono i dirigenti (ovvero lo
stesso Ponzio e forse qualcuno che gli stava accanto), che affossarono la
società.
Ponzio litigò con tifosi nel 1992 (e la sua posizione intransigente la
ritengo tuttora positiva) ma creò i disastri cinque anni dopo. Quindi, quando
scrivo che “nessuno si sogna di negare l’evidenza dei disastri” non può certo
pensare in un mio elogio a tutte le miserie derivate da fallimenti e fughe
dell’allora presidente Ponzio: tantomeno leggervi nostalgia (e senza alcun
contrabbando).
Sulle società che lanciano i ragazzi, con i riferimenti a Bellinzona e
Muraltese, ci sono colleghi preposti alla Lega B e ai settori giovanili che
informeranno, come il giornale ha sempre fatto, per altro come e più degli
altri quotidiani; non è compito mio, insomma.
Da ultimo due parole: a parte il rispetto che ci vuole per chi ha
l’arteriosclerosi, che non è un difetto o qualcosa di voluto, quanto una
malattia degenerativa e quindi poco controllabile (penso di non esserne ancora
affetto, per fortuna), bisognerebbe avere rispetto anche per il nobile salame,
soprattutto se nostrano (questa è vera nostalgia), che è una prelibatezza e che
non va sprecato né sugli occhi e neanche va incartato nei libri di italiano.
Per il melone nessun commento, a me risulta indigesto,
persino quando si… rompono.
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VINCENZO LACALAMITA,ARBEDO |
23 novembre 2009 (lettera spedita al quotidiano ed arbitrariamente non pubblicata perché intesa come polemica e
non per chiarire le reciproche posizioni!!!!!!). Decisone presa secondo quanto
ci è stato detto dal caporedattore Signor Bertagni.
In considerazione a questa presa di posizione, che ritengo leda i miei
diritti di replica, in futuro rinuncerò a prendere posizione, in merito a
qualsiasi altra problematica sulle colonne del quotidiano in oggetto.
Lezione d’italiano
e dintorni
Egregi Signori mi
permetto replicare al Signor Bernasconi per l'ultima volta, poiché, in caso
contrario, il tutto diverrebbe, a mio avviso, ridicolo oltre che di difficile
comprensione per i lettori.
A prescindere dalla
padronanza della lingua italiana, dalle preferenze culinarie, dalle conoscenze
in ambito medico del vostro articolista, il contenuto della sua replica cerca
nuovamente di mascherare l'infelice paragone proposto nel suo articolo di due
settimane orsono, dove intravedeva un parallelismo tra la gestione Ponzio
(Bellinzona Basket) con quella dei dirigenti dell'ACB attuale al cospetto dei
tifosi.
A parte, quindi, la
grandezza dei meloni, che ho capito stargli indigesti oltre che rompergli...
(anche se sia il salame sia i meloni e i biscotti della signora Pina in genere
li tira in ballo lui nei suoi articoli) resta il fatto che vorrei capisse che
l'allontanamento di una cinquantina di tifosi del Bellinzona Basket dell'epoca,
rispetto a quanto sarebbe potuto succedere con i tifosi dell'ACB d’oggi, é
profondamente differente.
Da un parte Ponzio
che, in qualità di "Deus ex macchina" della società, interessava ben
poco l'opinione dei tifosi (della serie "pago" io e quindi comando
io), dall'altra una società che si é sempre distinta e si distingue tuttora per
l'attaccamento dei tifosi ai destini del Club, e che non può quindi permettersi
il lusso di perderne.
Per concludere
ribadisco comunque che le promesse formulate negli articoli apparsi sotto la
sua rubrica dovrebbero essere mantenute e non scaricate ad altri. Visto che
ritiene di non essere affetto ad alcuna forma d’arteriosclerosi, si tratterà
sicuramente d’altro problema. Sarebbe opportuno che rileggesse quanto ha
scritto recentemente per rendersene conto. Eventualmente gli posso fornire le
copie degli articoli...
Distinti saluti
V. Lacalamita
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